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Visualizzazione dei post da aprile, 2019

Abbiamo rottamato una generazione, ma non abbiamo svecchiato la politica

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In questi ultimi dieci anni abbiamo assistito, quasi inermi, all’assalto della diligenza da parte dei new yuppies della politica, forti solo di un’arroganza verbale e smaniosi di un posto al sole nella malconcia “ casta ” italiana sempre più orfana di leader di statura internazionale. Ovviamente tutto questo è stato facilitato da leggi elettorali incostituzionali ( peggio delle peggiori dittature sudamericane) fatte per consegnare alle segreterie politiche, ai potenti di turno e ai lori cerchi magici le chiavi di un paese sull’orlo della bancarotta e bisognoso di ben altro. Abbiamo rottomato o provato a rottamare gli uomini, ma reso ancora più vecchio il sistema tanto che alla fine si è confuso il verbo governare con quello di comandare, perchè si sa a noi italiani è sempre piaciuto “ un uomo solo al comando ”, tanto sotto sotto ci siamo sempre incarnati con lui, indipendentemente da chi fosse e cosa rapresentasse. Un potere che alla prova dei fatti inve...

Martin Luther King, 50 anni dopo

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 Il 4 aprile 1968, cinquant'anni fa a Memphis, veniva assassinato Martin Luther King. Per la mia generazione, o perlomeno per la gran parte, King è stato il ledear della lotta per i diritti civili degli afroamericani in un momento difficile per le democrazione occidentali in piena guerra fredda; un leader  guidato dal principio della non violenza, un caposaldo, un punto di riferimento unico per le coscenze dei giovani del XX secolo. Tutti noi lo ricordiamo per il suo ormai celebre I have a dream , al termine del discorso della marcia per il lavoro e la libertà a Washington. Ma cosa ci rimane oggi a 50 anni dalla cua scomparsa dei suoi messaggi e del suo I have a dream? Ci rimangono sicuramente tanti suoi pensieri che sembrano scolpiti nella nostra mente tipo " tutti gli uomini sono stati creati uguali" che cozzano con parole come uguaglianza discriminazione, povertà discriminazione rimaste ancora nel frasario del nostro quotidiano, così come accade nei  r...

Mandiamo in soffitta stereotipi e bambole di plastica. Spazio alle donne vere

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Articolo pubblicato sulla 27 ora del corriere.it il 1° marzo 2013 Non penso che la pubblicità serva solo a vendere cose. Credo fermamente invece che serva soprattutto a costruire relazioni . Relazioni “stabili” tra un prodotto e il suo pubblico, relazioni “stabili” in un mondo, il nostro, dove l’instabilità regna sovrana. La storia della pubblicità che ci piaccia o no, è sempre legata la storia del Paese, e ne segue passo dopo passo ogni minimo cambiamento, non c’è da meravigliarsi se oggi in alcuni casi si tocca o si è toccato il fondo. Occorre dire chiaro è forte che bisogna smetterla di rincorrere le mode, ed essere nella pubblicità, capaci di sviluppare legami emotivi costanti. E’ con quest’ostinata caparbietà che TP, l’associazione che raggruppa i professionisti della comunicazione pubblicitaria, ha intrapreso tre anni fa una strada obbligata: quella di costruire un modello di cultura pubblicitaria in grado di esaltare il valore e il significato de...

Il mio primo bacio

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Qualche tempo sfogliando il Corriere della Sera mi imbatto nel suo paginone centrale che raccontava la storia de “ il mio primo bacio ”. Confesso che tentazione di raccondare com’è andata a me è troppo forte, e quindi sono qui a lasciare al mondo virtuale quella che è stata l’esperienza della “ mio primo bacio ”, quello vero con le conseguenze che potete immaginare. Confesso che qualche bacetto di quelli senza infamia e senza lode li avevo scambiati, ma quello vero, con la lingua tanto per intenderci, non era mai capitato fino a 16 anni. Era estate del ‘69, e quell’anno come accadeva già da tre anni, la mia famiglia trascorreva un periodo di vacanza a Cattolica piccola cittadina della riviera romagnola. Eravamo arrivati tardi rispetto agli altri anni, e così gli amici di sempre a loro volta già in partenza lasciavano posto a comitive di stranieri; insomma quella vacanza non lasciare presagire nulla di buono. Per mia fortuna nella nostra pensioncina a...

Danza Lenta, poesia di un'adolescente malata terminare di cancro

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Hai mai guardato i bambini in un girotondo? O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra? O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla? O osservato il sole allo svanire della notte? Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Quando dici "Come stai"?" ascolti la risposta? Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa? Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Hai mai detto a tua figlio o a tuo figlio, "Lo faremo domani" senza notare nella fretta, il loro dispiacere? Hai mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi è finita perchè tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"? Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ...

Il silenzio della parola

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        Mio padre, anziano signore d’altri tempi, quando non voleva esprimersi su qualche tema scomodo, citava un vecchio proverbio napoletano: “ ‘A meglia parola è chella ca nun se dice ”. Gran bella filosofia, quella di mio padre, che dietro questa espressione nascondeva un modo raffinato d’intendere e di vivere l’uso della parola, tanto da evitar e che la parola stessa si prestasse a diventare lacché delle riluttanze altrui. Oggi, viviamo un mondo dove è un germogliare continuo di modi di comunicare, senza tener conto – di quello che si dice, di cosa si dice, di come si dice – tanto da essere capaci di comunicare tutto a tutti; assistendo però, paradossalmente inermi, al fenomeno sempre più crescente del: “ Più comunichiamo e meno dialoghiamo ”. Occorre allora a mio avviso, recuperare la capacità del non detto, dando potenzialità e voce al silenzio. Spesso, tacendo si può dire di più che parlando; eludendo così che ...