Mandiamo in soffitta stereotipi e bambole di plastica. Spazio alle donne vere
Articolo pubblicato sulla 27 ora del corriere.it il 1° marzo 2013
Non penso che la pubblicità serva solo a vendere cose. Credo fermamente invece che serva soprattutto a costruire relazioni.
Relazioni “stabili” tra un prodotto e il suo pubblico, relazioni “stabili” in un mondo, il nostro, dove l’instabilità regna sovrana.
La
storia della pubblicità che ci piaccia o no, è sempre legata la storia
del Paese, e ne segue passo dopo passo ogni minimo cambiamento, non c’è
da meravigliarsi se oggi in alcuni casi si tocca o si è toccato il
fondo.
Occorre dire chiaro è forte che bisogna smetterla di rincorrere le mode, ed essere nella pubblicità, capaci di sviluppare legami emotivi costanti.
E’ con quest’ostinata caparbietà che TP, l’associazione che raggruppa i professionisti della comunicazione pubblicitaria, ha intrapreso tre anni fa una strada obbligata: quella di costruire un modello di cultura pubblicitaria in grado di esaltare il valore e il significato della donna nella pubblicità, così da renderla sempre meno oggetto passivo e sempre più soggetto attivo.
Un modello da seguire e implementare, cui attingere cultura per produrre comunicazione di qualità.
La nuova frontiera della pubblicità, non può più basarsi esclusivamente a vendere di più e per fare ciò stupire a tutti costi, ma deve invece creare “desideri”.
Partendo da tutto questo servono allora due livelli di comunicazione fatti uno d’informazione l’altro di seduzione.
Dunque, meno oggetto più soggetto e sempre più servizio, perché oggi più che di cose abbiamo bisogno di valori per dare valore alle cose.
Sono orgoglioso di aver intrapreso con tutti i soci della TP questo cammino di coerenza e correttezza.
Sono orgoglioso di aver perso lungo il cammino qualche socio che ha anteposto il budget alla dignità.
Sono orgoglioso che grazie a TP in questi anni si sia parlato sempre del ruolo della donna.
Sono orgoglioso di aver agito insieme alle donne e agli uomini della TP affinché le cose potessero cambiare in meglio.
Sono orgoglioso di aver contributo come Associazione a una diversa rappresentazione della donna e del suo essere donna, provando a mandare in soffitta bambole di plastica e stereotipi per far spazio a donne vere.
Sono orgoglioso di aver sollecitato più e più volte in questi anni gli organismi preposti ad assumere posizioni preventive più moderne e in linea con i cambiamenti e i nuovi stili di vita. Questo è un fronte ancora aperto giacché in molti casi questi istituti continuano a essere deboli con i forti e forte con i deboli.
Sono orgoglioso di lottare insieme a tutti i professionisti della comunicazione per evitare la manipolazione dell’immagine femminile al fine di non consentire appiattimenti e contraffazioni perché sono passati ormai secoli dall’idea della donna essere inferiore e senza anima.
Certo il cammino è ancora lungo, perché spesso capita anche che la donna stessa sé elemento ostativo a questo progresso, ma usando un luogo comune mi sento di affermare che il re è nudo.
Certo nel mondo esistono ancora situazioni in cui alla donna non è riconosciuto il giusto ruolo e su questi presupposti la TP continuerà la sua battaglia a fianco di tutte le associazioni che svolgono attività a sostegno della buona comunicazione.
Il mondo della pubblicità quello vero, quello fatto di etica, cultura, valori e dignità, non può più scappare dalla realtà, e conto che grazie alla nuova legge sulle professioni sia possibile fare il giusto distinguo fra millantatori senza scrupoli e professionisti onesti, in cui i talenti quelli veri e le eccellenze tante che nel nostro paese non mancano prendano il sopravvento.
Lo spot che TP ha prodotto per il premio immagini amiche 2013 vuole proprio rappresentare questo cambiamento, e portare l’universo femminile al centro di un progetto di crescita per la buona comunicazione italiana.
La battaglia è appena cominciata ma le mele marce già iniziano a essere scartate.
Occorre dire chiaro è forte che bisogna smetterla di rincorrere le mode, ed essere nella pubblicità, capaci di sviluppare legami emotivi costanti.
E’ con quest’ostinata caparbietà che TP, l’associazione che raggruppa i professionisti della comunicazione pubblicitaria, ha intrapreso tre anni fa una strada obbligata: quella di costruire un modello di cultura pubblicitaria in grado di esaltare il valore e il significato della donna nella pubblicità, così da renderla sempre meno oggetto passivo e sempre più soggetto attivo.
Un modello da seguire e implementare, cui attingere cultura per produrre comunicazione di qualità.
La nuova frontiera della pubblicità, non può più basarsi esclusivamente a vendere di più e per fare ciò stupire a tutti costi, ma deve invece creare “desideri”.
Partendo da tutto questo servono allora due livelli di comunicazione fatti uno d’informazione l’altro di seduzione.
Dunque, meno oggetto più soggetto e sempre più servizio, perché oggi più che di cose abbiamo bisogno di valori per dare valore alle cose.
Sono orgoglioso di aver intrapreso con tutti i soci della TP questo cammino di coerenza e correttezza.
Sono orgoglioso di aver perso lungo il cammino qualche socio che ha anteposto il budget alla dignità.
Sono orgoglioso che grazie a TP in questi anni si sia parlato sempre del ruolo della donna.
Sono orgoglioso di aver agito insieme alle donne e agli uomini della TP affinché le cose potessero cambiare in meglio.
Sono orgoglioso di aver contributo come Associazione a una diversa rappresentazione della donna e del suo essere donna, provando a mandare in soffitta bambole di plastica e stereotipi per far spazio a donne vere.
Sono orgoglioso di aver sollecitato più e più volte in questi anni gli organismi preposti ad assumere posizioni preventive più moderne e in linea con i cambiamenti e i nuovi stili di vita. Questo è un fronte ancora aperto giacché in molti casi questi istituti continuano a essere deboli con i forti e forte con i deboli.
Sono orgoglioso di lottare insieme a tutti i professionisti della comunicazione per evitare la manipolazione dell’immagine femminile al fine di non consentire appiattimenti e contraffazioni perché sono passati ormai secoli dall’idea della donna essere inferiore e senza anima.
Certo il cammino è ancora lungo, perché spesso capita anche che la donna stessa sé elemento ostativo a questo progresso, ma usando un luogo comune mi sento di affermare che il re è nudo.
Certo nel mondo esistono ancora situazioni in cui alla donna non è riconosciuto il giusto ruolo e su questi presupposti la TP continuerà la sua battaglia a fianco di tutte le associazioni che svolgono attività a sostegno della buona comunicazione.
Il mondo della pubblicità quello vero, quello fatto di etica, cultura, valori e dignità, non può più scappare dalla realtà, e conto che grazie alla nuova legge sulle professioni sia possibile fare il giusto distinguo fra millantatori senza scrupoli e professionisti onesti, in cui i talenti quelli veri e le eccellenze tante che nel nostro paese non mancano prendano il sopravvento.
Lo spot che TP ha prodotto per il premio immagini amiche 2013 vuole proprio rappresentare questo cambiamento, e portare l’universo femminile al centro di un progetto di crescita per la buona comunicazione italiana.
La battaglia è appena cominciata ma le mele marce già iniziano a essere scartate.

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